Questa settimana: consulenza in selezione e orientamento professionale.
DOMANDA
Gentile redazione,
Conosco una persona che sul CV bara clamorosamente sul voto di laurea, passando da un misero 89 ad un appariscente 110. Secondo te è possibile che i responsabili di una selezione di una multinazionale, o di una grossa agenzia di recruitment possano avere questo tipo di informazioni magari dall'università o da altre fonti?
Chiedo un parere in merito
Grazie della Vs. attenzione
Lettera firmata
RISPOSTA
La risposta è si, ma questo non è il solo problema da considerare. Proviamo a guardare la cosa da due punti di vista differenti: il primo, cosa può succedere a questa persona se viene scoperta; il secondo, cosa può succedere se non viene scoperta.
Il curriculum vitae è da considerarsi come una sorta di auto-cerificazione, è firmato dal candidato che con questo gesto si assume la responsabilità delle proprie affermazioni. Mentire su una valutazione ufficiale ed erogata da un organo istituzionale come l'Università è una cosa piuttosto grave, sia dal punto di vista legale che da quello personale.
Il voto di laurea non è un fattore discriminante di per sé ai fini di una selezione, tuttavia è sempre un'indicazione che può avere una certa importanza per il selezionatore. In alcuni contesti esso può essere addirittura vincolante ai fini della possibilità di accedere al colloquio o di essere ammesso al concorso, come è il caso di alcuni concorsi di selezione di enti pubblici, di banche e così via. In questi casi si tratta di vera e propria truffa, non solo nei confronti dell'azienda che cerca candidati, ma soprattutto nei confronti dei colleghi che possono essere potenzialmente danneggiati nella loro ricerca del lavoro.
Nelle aziende private dove l'assunzione avviene talvolta solo tramite colloqui individuali, dove non viene indetto un concorso "ufficiale", ingannare il proprio interlocutore è un comportamento non solo scorretto, ma anche molto pericoloso; poiché un selezionatore ha la facoltà di verificare le referenze e gli attestati portati dal candidato attraverso vari canali sia formali che informali. Spesso le agenzie di selezione essendo garanti in qualche modo della qualità del candidato tendono a verificare le informazioni sui curricula. Esiste poi la possibilità - non così remota - che i selezionatori conoscano persone che operano in aziende o in luoghi di lavoro che il nostro candidato ha frequentato in precedenza, presso cui chiedere informazioni. Esistono poi altri modi con cui le informazioni emergono più o meno casualmente, soprattutto nelle piccole e medie aziende, dove nei corridoi piuttosto che vicino alle macchine del caffè, spesso tra colleghi ci si scambia una serie infinita di informazioni: qui si conosce un po' vita, morte e miracoli di tutti e alla fine la verità tende a "venire a galla". Nelle grandi organizzazioni, come è il caso delle multinazionali, la distanza fra i "selezionatori" e il selezionato può essere maggiore, ma spesso le multinazionali usano affidare a terzi il proprio processo di selezione.
Queste agenzie di selezione sono responsabili della qualità dei canditati proposti all'azienda e usano quindi spesso verificare in vario modo la documentazione del candidato, non solo il voto di laurea, ma gli impieghi precedenti, e la qualità del lavoro erogato: basta una telefonata. In ogni caso occorre tener conto che i curricula e la documentazione annessa viene sempre inviata ai manager dell'équipe di lavoro, ai capi, ai responsabili del personale, che non solo hanno il dovere di verificare il rendimento della persona, ma (come nel caso descritto sopra) possono accedere a una serie di informazioni, "informali" talvolta più efficaci di quelle formalizzate. Tutto ciò non fa parte di una tecnica di lavoro basata sul pettegolezzo, ma piuttosto di un processo di scambio di opinioni che pare essere intrinsecamente legato al modo di socializzare degli esseri umani (non ha caso il "gossip" è un genere giornalistico che fa impennare le curve dell'audience dei media, sia cartacei che televisivi.) La persona cui accennava lei nel suo puntuale quesito, sta quindi rischiando molto.
Passiamo ora al secondo punto: il caso in cui il mentitore riesca a superare indenne il colloquio di selezione. Bisogna sempre tenere presente che nel colloquio di selezione ci si trova di fronte ad una relazione nella quale, il selezionatore che cerca di farsi un'idea - attraverso una serie di tecniche e strumenti - del selezionato, ed il candidato, allo stesso modo, ha il diritto-dovere di informarsi sui dettagli del potenziale rapporto di lavoro. Tuttavia, il rapporto che si instaura è comunque basato sulla fiducia e sull'attendibilità dei dati e delle informazioni che i due interlocutori si scambiano reciprocamente, in questo senso anche il candidato dovrà confidare nelle indicazioni fornitegli durante il colloquio. Quale impressione potreste avere di un'azienda nella quale questa relazione di fiducia viene scalfita nel momento del primo incontro? Vorreste passare parte della vostra vita in un luogo di lavoro nel quale il rapporto di fiducia è minato alla base fin dal primo momento? Il rapporto selezionatore candidato, in questo senso, rivela una sua simmetria rispetto alla scelta reciproca: cioè azienda e candidato sono sullo stesso piano.
Oggi come non mai nella storia delle organizzazioni, si chiede alle persone di lavorare in gruppo, in èquipe, situazioni nelle quali i ruoli gerarchici assumono un'importanza marginale. A questi gruppi si chiede flessibilità, creatività e correttezza nei rapporti professionali, in cambio si consegna loro la possibilità di una qualità della vita lavorativa migliore e una maggiore possibilità di apprendere e quindi svilupparsi professionalmente. Le aziende investono molto non solo al momento della selezione, ma anche dopo con la formazione dei loro dipendenti al fine di ottenere èquipe in grado di comunicare e interagire fra loro in maniera efficace, rapida ed economica. Si tende ormai a pensare che il rendimento di un gruppo di lavoro sia influenzato tanto dalla "cultura del gruppo" quanto dalle competenze tecniche.
Quindi, comunque si rivolti la frittata, non si tratta si una situazione idilliaca quella nella quale il nostro candidato mentitore andrà ad incastrarsi. Anche se riuscisse ad ingannare il selezionatore rischia di essere smascherata sul posto di lavoro, dalle persone che si occuperanno direttamente del suo comportamento lavorativo in azienda. Così facendo egli mette a repentaglio non solo il posto di lavoro, ma anche e soprattutto la propria professionalità come lavoratore e la propria credibilità come persona. Il che non è poco, soprattutto nel mondo del villaggio globale dove non esiste limite alla possibilità di scambiare informazioni.
Crea un Account su Monster.it Iscriviti subito e compila tutti i campi del profilo.
Maggiori informazioni inserirai, maggiori
saranno
le possibilità di farti trovare dalle aziende! |
|